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DAZI USA: TEMPESTA SUI MERCATI EUROPEI

L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti e l’entrata in vigore dei nuovi dazi imposti dagli Stati Uniti su Canada, Messico e Cina ha scatenato un’ondata di panico sulle borse europee, che hanno chiuso con la peggior performance degli ultimi sei mesi. Gli investitori, già in allerta, ora temono che l’Unione Europea possa essere il prossimo bersaglio delle politiche protezionistiche di Trump, spingendo a una fuga dai titoli più esposti al commercio internazionale.

L’indice STOXX 600, che raccoglie le 600 maggiori capitalizzazioni europee, è sceso del 2,1%, toccando il livello più basso delle ultime due settimane e registrando la giornata peggiore da agosto 2024. Ancora più pesante il colpo per il DAX tedesco, che ha ceduto il 3,5%, cancellando in poche ore i guadagni record segnati appena il giorno prima. Tutti i principali mercati europei hanno chiuso in rosso, in un clima di crescente incertezza.

Tra i comparti più colpiti, il settore automobilistico ha subito un tracollo del 5,4%, il peggior tonfo dal marzo 2022. La frenata ha colpito in particolare Stellantis (-10,2%), BMW (-5,9%) e Ferrari (-4,4%), penalizzate dalle nuove tariffe e dalla crescente paura di una guerra commerciale più ampia. Anche il comparto bancario e finanziario ha sofferto pesanti perdite (-3,7%-3,8%), mentre la caduta dei prezzi del petrolio ha trascinato al ribasso il settore energetico (-4,2%).

A preoccupare gli investitori è soprattutto la possibilità che Trump possa estendere la sua offensiva commerciale all’Europa. Il presidente americano ha infatti annunciato che l’intenzione di introdurre dazi del 25% sulle auto e altri prodotti europei, una minaccia che potrebbe affossare ulteriormente i mercati nel caso diventasse realtà.

L’obiettivo di queste politiche? Proteggere le aziende locali, costringendo i competitor esteri a operare in condizioni meno favorevoli. Le imprese statunitensi sono spinte a investire in innovazione e a ristrutturare le proprie catene produttive, migliorando i margini di profitto e aumentando i salari interni.

I dazi imposti dagli Stati Uniti interrompono però un delicato equilibrio commerciale. Molte imprese europee contano sull’accesso al vasto mercato americano: con l’incremento dei costi di esportazione, la competitività dei prodotti cala e i margini si riducono. Questa pressione si riflette anche sui mercati finanziari, causando incertezza e fluttuazioni dei titoli, che a loro volta erodono la fiducia degli investitori. Di pari passo, i cittadini subiscono l’aumento dei prezzi, con il rischio di una crescita dell’inflazione e una diminuzione del potere d’acquisto, mentre l’intero scenario alimenta timori di una recessione globale.

Le Borse europee hanno subito un duro colpo: Milano ha perso il 3%, e mentre gli investitori temono una nuova escalation della guerra commerciale, il dollaro scivola ai minimi degli ultimi tre mesi.  Infatti, gli investitori comprano dollari per investire in asset USA, aumentando la domanda e quindi il valore della valuta. In questo contesto, le aspettative degli investitori sono il vero motore del valore del dollaro. Se fiutano rialzi dei tassi della Fed, puntano sugli asset americani, facendo salire la valuta. Ma se temono una frenata dell’economia USA, vendono dollari e cercano rifugi sicuri come oro o yen. Le tensioni commerciali e il rischio di recessione scatenano speculazioni sui mercati, con il dollaro che oscilla tra boom e caduta libera. È una partita di nervi tra fiducia e paura, dove basta una previsione sbagliata per cambiare le regole del gioco.

La tempesta commerciale scatenata da Trump ha messo a dura prova la tenuta dei mercati europei. Il futuro dipenderà ora dalle prossime mosse della Casa Bianca e dalle eventuali contromisure che l’UE deciderà di adottare.

La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha espresso profondo rammarico per la decisione americana, definendo le tariffe “ingiustificate” e annunciando che l’UE adotterà misure “ferme e proporzionate” per salvaguardare i propri lavoratori, aziende e consumatori. 

Il Commissario europeo per il commercio, la sicurezza economica, le relazioni interistituzionali e la trasparenza Maroš Šefčovič, ha annunciato che l’esecutivo UE sta valutando la portata delle misure annunciate da Trump e risponderà in modo fermo e proporzionato con contromisure.

Il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, ha sottolineato l’importanza di una risposta unitaria, affermando che l’UE reagirà compatta alle azioni statunitensi e che dispone della forza necessaria per farlo. 

La Francia, attraverso le parole del presidente Emmanuel Macron, ha avvertito che l’UE introdurrà dazi reciproci su acciaio e alluminio in risposta alle misure statunitensi. 

A livello europeo, si stanno valutando diverse strategie di risposta. Tra queste, l’introduzione di contromisure economiche come dazi doganali, restrizioni quantitative e misure nel settore degli appalti pubblici, in linea con il regolamento che consente all’UE di reagire a misure commerciali illegali adottate da partner esterni. 

La situazione attuale richiama alla memoria le tensioni emerse durante il G7 del 2018. In quell’occasione, il presidente Donald Trump aveva imposto dazi su acciaio e alluminio provenienti da Canada, Messico e Unione Europea, giustificandoli con motivi di sicurezza nazionale. Questa mossa provocò reazioni negative da parte degli altri leader del G7, che considerarono tali tariffe ingiustificate e dannose per le relazioni internazionali. 

Il vertice, tenutosi a La Malbaie, Canada, fu caratterizzato da un clima di tensione, tanto da essere soprannominato “G6+1” per sottolineare l’isolamento degli Stati Uniti rispetto agli altri membri. Nonostante i tentativi di raggiungere una dichiarazione congiunta contro il protezionismo e a favore della riforma delle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, le divergenze emersero chiaramente. Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, definì un insulto per i canadesi le tariffe imposte da Trump, dichiarando: “Noi canadesi siamo gentili, siamo ragionevoli, ma non ci faremo maltrattare”. In risposta, Trump ritirò la firma degli Stati Uniti dalla dichiarazione finale del vertice, definendo Trudeau “debole e disonesto”. 

Questo episodio evidenziò le profonde spaccature tra gli Stati Uniti e i loro alleati storici riguardo alle politiche commerciali e al multilateralismo, temi che tornano di attualità nelle odierne dinamiche internazionali. L’Unione europea potrebbe rispondere come fece nel 2018 quando, in risposta ai dazi Usa sulle importazioni di acciaio e alluminio, introdusse misure doganali mirate su merci provenienti dagli Stati Uniti, tra cui burro di arachidi, jeans, moto e whiskey, per un valore di 2,8 miliardi euro.

Le recenti tensioni commerciali e le incertezze politiche sollevano interrogativi sulla strategia d’investimento più appropriata. La resilienza dell’economia statunitense continua ad attrarre l’attenzione degli investitori globali, dunque, cosa dovrebbero fare gli investitori europei?

Karen Ward, capo stratega di JP Morgan Asset Management, in una recente intervista ha sottolineato che, nonostante le sfide politiche, le economie occidentali, inclusa quella statunitense, mostrano una salute migliore rispetto al decennio successivo alla crisi finanziaria. Questo suggerisce che le aziende americane potrebbero continuare a generare rendimenti interessanti per gli investitori. 

Tuttavia, l’investimento in titoli statunitensi non è privo di rischi. Le tensioni commerciali e le politiche protezionistiche possono influenzare negativamente i mercati. Inoltre, le fluttuazioni del tasso di cambio euro-dollaro rappresentano una fonte di volatilità per gli investitori europei. L’introduzione dei dazi, oltre a favorire un aumento della produttività interna e dei salari statunitensi potrebbe favorire l’aumento dell’inflazione e quindi dei tassi di interesse dei titoli, facendone diminuire il prezzo, negativamente correlato ai tassi di mercato, comportando una perdita per coloro che abbiano acquisito i titoli prima delle elezioni del 2024. Inoltre, i differenziali nei tassi di interessi possono influire sui tassi di cambio futuri attesi, attraverso l’equazione della parità dei tassi d’interesse, aggiungendo un ulteriore livello di complessità alla valutazione di opportunità di investimento. 

Per mitigare questi rischi, gli investitori possono adottare diverse strategie di copertura:

  • Contratti a termine (forward): Strumenti derivati che permetterebbero di fissare oggi il tasso di cambio per una transazione futura, proteggendo dalle oscillazioni valutarie.
  • Opzioni su valute: che offrirebbero il diritto, ma non l’obbligo, di acquistare o vendere valuta a un prezzo predeterminato, fornendo flessibilità in caso di movimenti favorevoli del mercato.
  • Fondi hedged: alcuni fondi d’investimento che offrono classi di azioni con copertura valutaria integrata, riducendo l’esposizione al rischio cambio.

Morgan Stanley suggerisce che una copertura valutaria completa potrebbe non essere sempre la scelta ottimale. In alcuni casi, una copertura parziale potrebbe offrire un equilibrio migliore tra rischio e rendimento, considerando i costi associati alle strategie di copertura e le aspettative sui movimenti valutari, non privandosi della possibilità di beneficiare di uno spostamento dei tassi di cambio a favore degli investitori.

Ulteriore interrogativo cruciale per i detentori di titoli europei sarà: vendere o mantenere i propri titoli? La risposta non è semplice e dipende da molteplici fattori, ma le opportunità di guadagno ci sono ancora. Nonostante le sfide globali, come l’aumento dei tassi di interesse e le tensioni politiche, la risposta migliore potrebbe essere non vendere, ma gestire attivamente.

Conservare non significa rimanere fermi. Anzi, la strategia vincente è gestire con intelligenza. La diversificazione è il primo passo per proteggersi dalla volatilità: distribuire gli investimenti tra azioni, obbligazioni e strumenti alternativi aiuta a bilanciare i rischi e a cogliere le opportunità di mercato. In questo scenario, la gestione attiva del portafoglio emerge come l’arma più potente per navigare l’incertezza, un approccio preferito da giganti finanziari come JP Morgan e Morgan Stanley, che suggeriscono di selezionare titoli di qualità con elevati potenziali di rendimento.

Gli strumenti derivati, quali opzioni e futures, possono fornire una valida soluzione per proteggere il valore del portafoglio senza dover vendere prematuramente e senza rinunciare a possibili guadagni a lungo termine.

Inoltre, se la BCE deciderà di mantenere tassi bassi, i titoli europei potrebbero beneficiare di un ulteriore slancio.

In sintesi, abbandonare precipitosamente i titoli europei non è la soluzione, ma piuttosto una gestione attiva e strategica, combinata con la diversificazione, potrebbe rivelarsi la chiave per navigare i mercati e sfruttare le opportunità che si presenteranno. La risposta giusta? Adattarsi, non fuggire.

Bibliografia: 

Sharma N., Agarwal P., European shares log worst day in over six months after Trump’s tariffs materialize, https://www.reuters.com/markets/europe/european-shares-drop-trumps-fresh-tariffs-take-effect-2025-03-04/, 4.03. 2025

Euronews, L’Ue prepara contromisure ai dazi di Trump, dice von der Leyen: aumentano le tensioni con gli Usa, https://it.euronews.com/business/2025/02/11/lue-prepara-contromisure-ai-dazi-di-trump-mentre-aumentano-le-tensioni-con-gli-usa , 11.02.2025

Skytg24, Macron risponde a Trump: “Ue introdurrà dazi reciproci su acciaio e alluminio”, https://tg24.sky.it/mondo/2025/02/28/trump-dazi-usa-canada-messico-cina-ue, 28.02.2025

Sole 24 Ore, Dazi, ecco quali contromosse alla politica di Trump studia l’Ue, https://www.ilsole24ore.com/art/dazi-ecco-quali-contromosse-politica-trump-studia-l-ue-AGbHbujC?refresh_ce&utm, 6.02.2025

https://it.wikipedia.org/wiki/G7_del_2018

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